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C’è un proverbio che dice “Non c’è Quaresima senza baccalà” e in effetti, in un periodo in cui la carne è messa al bando, non c’è alimento migliore per allestire la tavola con gusto e sobrietà.

Secondo la tradizione cristiana nei giorni che precedono la Pasqua non sono concessi grossi peccati di gola e si possono mangiare solo cibi semplici e poco grassi per ricordare i quaranta giorni di digiuno di Cristo. Questa tradizione è profondamente radicata nei popoli di fede cristiana e ancora oggi, anche se (fortunatamente) non siamo più ai tempi di Carlo Magno e i trasgressori del digiuno non vengono più puniti con la pena di morte, nella settimana che precede la Pasqua si predilige il pesce sopra ogni cosa.

Di questa tradizione e della sua evoluzione ci parla anche un libro intitolato “Stokke mon amour“, il quale racconta come nel Cinquecento, in pieno clima controriformistico, la Chiesa Cattolica estese i precetti del digiuno anche a giorni lontani dalla Quaresima, obbligando i fedeli a mangiare cibi magri e pesce il mercoledì, il venerdì e tutti gli altri giorni comandati (per un totale di circa 150 giorni all’anno). Seguire questo precetto fu molto semplice per coloro che vivevano vicino alla costa, ma per chi viveva  nell’entroterra, reperire il pesce si rivelò un’operazione molto difficile, ragion per cui si deve alla Chiesa Cattolica la diffusione capillare dello stoccafisso in Europa.

Possiamo allora dirlo senza morderci la lingua: è tempo di Quaresima e quindi di pesce, e poiché siamo nella settimana dell’anno in cui la cucina di mare è protagonista indiscussa della tavola, non possiamo esimerci dal fare un piccolo cenno alle sue preparazioni più tradizionali.

La zuppa di cozze del giovedì santo

Ovunque voi siate, se le vostre origini sono campane, siamo sicuri che il pranzo o la cena del giovedì santo saranno a base di “Zupp e’ cozzeche“, un piatto saporitissimo che la tradizione lega alla città di Napoli nel periodo che precede il Triduo pasquale sin dai tempi dei Borbone. Si racconta, infatti, che il sovrano Ferdinando I di Borbone, essendo molto ghiotto di pesce e di cozze (piatti che era solito consumare in maniera sontuosa e elaborata), a ridosso del periodo pasquale accettò l’ammonimento del padre domenicano Gregorio Maria Rocco, che gli aveva consigliato di non eccedere con i peccati di gola, e chiese di mangiare comunque il suo caro piatto di cozze in una versione più semplice e sobria: nasceva così la tradizione della zuppa di cozze come noi oggi la conosciamo, e da allora il giovedì santo fu un giorno destinato a questo piatto e diede vita ad un’usanza che ancora oggi ci accompagna e rinsalda il nostro legame con la terra in cui siamo nati.

Il baccalà e lo stoccafisso del venerdì santo

Il venerdì santo per un cristiano è un momento di grande raccoglimento e se durante la settimana si mangiano diverse qualità di pesce, il venerdì che precede la Pasqua è destinato quasi sempre al baccalà, piatto per eccellenza di questa giornata. Ciò è dipeso dalla volontà di osservare il precetto pasquale della sobrietà a tavola, essendo baccalà e stoccafisso le tipologie di pesce più “umili“che esistono.

Umiltà, però, non significa mancanza di sapore perché sia il baccalà che lo stoccafisso sono pesci estremamente gustosi e devono la loro bontà al processo semplice e naturale che c’è dietro la loro lavorazione. Entrambi si prestano a tanti modi diversi di preparazione, e se ci si lascia trascinare dall’inventiva e dall’amore per la cucina, il risultato di un piatto squisito è assicurato.

Presso la nostra bottega è possibile acquistare e portare a casa le migliori qualità di baccalà in commercio, con le quali riproporre le prelibatezze prodotte dall’estro del nostro chef Vincenzo. In questo modo anche un piatto semplice come quello a base di baccalà può divenire squisito e inimitabile.

Una Pasqua alternativa

Se è vero il proverbio “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” è anche vero che il pranzo pasquale non deve seguire per forza delle regole rigide. Certo le tradizioni esistono e a Napoli sono anche particolarmente radicate, tant’è vero che la nostra cultura culinaria a Pasqua è imprescindibile da piatti a base di carne, come agnello, fellata o casatiello. Ma se proviamo un attimo a sovvertire le regole e a proporre un pranzo meno calorico, più salutare e altrettanto squisito, cosa succede?

Certo non dobbiamo continuare la Quaresima mangiando cibi magri, ma arricchire il menù con pietanze a base di pesce può essere il segreto di una Pasqua diversa e all’insegna del cibo buono e salutare. Se si decide di intraprendere questa strada, lo stoccafisso e il baccalà sono sicuramente le carte vincenti per un pranzo di successo, perché trattandosi di pesci dal sapore naturalmente intenso, basta l’aggiunta di pochi e semplici ingredienti per dare vita a piatti sempre nuovi e speciali.

Stoccafisso e baccalà, inoltre, sono fortemente radicati nelle tradizioni culinarie campane e proporli su un tavolo pasquale non si può definire un vero e proprio tradimento, ma solo un modo diverso di festeggiare. Sono peccati di gola che ci si può concedere senza sentirsi in colpa perché sono poco calorici e fanno bene alla salute, grazie al loro basso contenuto di grassi e all’elevato contenuto di vitamine, sali minerali e omega 3.

Se a questo aggiungiamo il fatto che sono entrambi afrodisiaci e anticellulite, come abbiamo detto in un precedente articolo, siamo sicuri di essere riusciti ad insinuare qualche piccolo dubbio anche ai puristi della tradizione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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