pietro-querini-stoccafisso

In questo blog abbiamo approfondito vari aspetti riguardanti il baccalà, le sue origini, la sua conservazione ed il perché il baccalà si è diffuso così tanto nella città di Napoli, ma forse non tutti sanno che se oggi possiamo mangiare baccalà, lo dobbiamo ad un intraprendente quanto avventuroso mercante veneziano, Pietro Querini.

 

Querini ed il suo viaggio

Pietro Querini, apparteneva ad una delle famiglie patrizie della città di Venezia, e quindi di diritto faceva parte del Maggior Consiglio, l’organo che dirigeva l’allora repubblica della Serenissima.
Sovvertendo completamente al suo lignaggio si rese conto ben presto che  la vita politica non faceva per lui, e preferendo la navigazione e l’esplorazione al posto della tranquillità garantita dalla laguna, intraprese l’avventurosa attività di mercante.
La Querina, la nave che lo accompagnava nei suoi viaggi verso le Fiandre, fu costruita a Creta, dove la ricca famiglia Querini possedeva dei vigneti dove veniva prodotto il Malvasia, vino tanto apprezzato nell’Europa del Nord, tappa fissa dei suoi viaggi.

Ed è proprio da qui che la Querina salpò il 25 Aprile del 1431 per il suo ultimo viaggio, con 68 uomini di equipaggio, provviste, merci da scambiare, qualche arma (all’epoca Venezia era in guerra con la repubblica di Genova n.d.r) e quella che sembrava una normale spedizione commerciale divenne il primo tassello della storia di uno dei cibi più apprezzati in Italia: il baccalà.

 

Da Venezia all’estremo Nord

Così l’intrepido Querini iniziò il suo viaggio ma ben presto arrivarono i problemi; mentre ancora era nel Mediterraneo, a causa di un’errata manovra, fu rotto il timone che costrinse l’armatore ad una lunga sosta a Cadice, la nota città dell’Andalusia.
Ripreso il mare dopo circa un mese e costretto ad entrare in mare aperto a causa dei genovesi che sovente frequentavano quelle acque, dopo aver passato lo stretto di Gibilterra perse la rotta a causa del mal tempo e fu costretta ad una sosta forzata presso le isole Canarie, che all’epoca erano praticamente semisconosciute.
Vi ricordiamo che non era ancora stata scoperta l’America, e le isole Canarie rappresentavano un gruppo di remote isole ai confini del mondo conosciuto.

La fortuna non girava dalla parte di Querini che ben presto trovò altri ostacoli sul suo cammino; arrivato a Lisbona dovette attendere l’arrivo di venti favorevoli e finalmente salpò il 14 Settembre, per arrivare a Muros, porto commerciale a Nord della Spagna, dove approfittando della sosta obbligata per alcune riparazioni, si recò al santuario di San Giacomo (Santiago de Compostela).
Riconciliatosi con Dio e finalmente vicino alla sua destinazione, si rimise in marcia con spirito rinnovato, ma le prove per il caro Querini non erano per niente finite, anzi l’avventura era appena iniziata!

 

Naufraghi nel Nord

Appena superato il golfo di Biscaglia ed ormai prossimo alla meta, fu colpito da una tempesta che portò la nave fuori rotta che a causa dei forti venti perse vele ed alberi; il 17 Dicembre furono costretti ad abbandonare la nave, ormai inutilizzabile.
L’equipaggio fu diviso su 2 scialuppe di salvataggio ma a causa della scarsità di cibo e del clima glaciale, molti di loro morirono e della scialuppa più piccola si persero i contatti.
Sopravvissero in 16, ormai allo stremo delle forze e 6 Gennaio vennero trasportati dalla corrente in un’isola dell’arcipelago delle Lofoten, nel nord della Norvegia.
Se vuoi approfondire leggi:  I luoghi di pesca del baccalà

 

L’isola del merluzzo

Questa piccola isola su cui erano capitati i nostri sventurati, era una delle isole usate dai pescatori per essiccare il merluzzo e trasformarlo in stoccafisso; i pescatori si mostrarono gentili nei confronti dei naufraghi e furono portati presso l’isola di Røst, dove rimasero con la popolazione autoctona fino all’arrivo della primavera.
Qui Querini rimase affascinato dal modo in cui questa remota popolazione conservava il merluzzo, e comprese le potenzialità che sia il baccalà che lo stoccafisso avevano.
Un uomo di mare come lui si rese conto che un pesce che può essere conservato per mesi e mesi sotto sale o essiccato, vale più di mille tesori, e fu così che ritornato in Italia, fece del nostro popolo un assiduo consumatore del cibo più prezioso di tutti i mari.

LEAVE A REPLY